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La Attività e Terapia Assistita dagli Animali rappresenta un metodo terapeutico globale in cui, attraverso attività ludico-pedagogiche e la relazione con gli animali, il paziente viene stimolato contemporaneamente a livello motorio e psichico, assumendo il ruolo di protagonista e partecipando attivamente al processo riabilitativo.
E’, infatti, ormai ampiamente dimostrato che la relazione con un animale può migliorare la vita dell'individuo, diminuendo lo stato di solitudine e depressione, agendo da supporto sociale, aumentando il senso di autostima , autocontrollo, indipendenza ed autonomia, dando un impulso alla cura di se stessi e diventando una fonte di attività quotidiane significative.

La relazione di un bambino, un anziano o un malato con un animale, infatti, ne permette un più rapido ed efficace reinserimento in società: notevole è la valenza del contributo fisico ed emozionale dato dalla relazione con un animale nei processi riabilitativi.


La possibilità di trarre vantaggi dall’interazione paziente-animale è stata osservata per la prima volta, nel 1961, da Boris Levinson, psichiatra infantile, durante un colloquio con un bambino autistico. Levinson notò quanto l’interesse e l’attenzione del piccolo paziente fossero carpite dal suo cane, presente casualmente in ambulatorio, tanto che al termine della seduta fu lo stesso bambino a chiedere di poter tornare a giocare con il cane del dottore. Questa esperienza lo indusse a impiegare, in modo sistematico, gli animali durante gli incontri psicoterapeutici con i suoi piccoli pazienti.


Nel 1977, le AAA e AAT sono riconosciute dal mondo scientifico americano come terapie ufficiali, grazie ad un gruppo di volontari che fonda la Delta Society mettendo a disposizione i loro amici animali per poter iniziare un lungo percorso di studi.


Nel 1981, Samuel ed Elizabeth Corson applicano le AAA / AAT a pazienti ospedalizzati in strutture psichiatriche e geriatriche dimostrando che l’animale, in queste circostanze, funge da fattore accelerante e stimolante le relazioni interpersonali.


Ancora nel 1981, il ricercatore Aaron Honori Katcher da studi condotti su pazienti cardiopatici, deduce che la presenza degli animali regola la pressione arteriosa, favorendone l’abbassamento.


Anche Michael Mc Cullach effettuando ricerche su pazienti con insufficienze cardiache, disordini endocrini, disturbi gastrointestinali, enfisemi e diabete, notava che la sicurezza emozionale dovuta al legame con il proprio animale favoriva il decorso positivo della malattia, riducendo i tempi di riabilitazione.

In Italia sono state riconosciute come terapie ufficiali della medicina con il Decreto del 28 febbraio 2003.

La Regione Puglia ha legiferato in tema di Terapia e Attività Assistita dagli Animali il 21 maggio 2008, approvando la Lg. Reg. n. 11.


Il Ministero della Sanità ha patrocinato la carta dei Valori e dei Principi “Carta Modena 2002”.


Il Comitato Nazionale di Bioetica si espresso favorevolmente in materia di Terapia e Attività Assistita dagli Animali con il documento del 21 ottobre 2005.


Le Terapie ed Attività Assistite dagli Animali sono dirette a soggetti con disabilità, in fase riabilitativa, con problemi legati alla sfera sociale, psicologica e fisica allo scopo di eliminare uno stato di malattia o di ridurne gli effetti negativi sulla salute del paziente, di migliorarne la qualità della vita e lo stato generale di benessere.
Inoltre, aiutare il paziente a relazionarsi, in modo ottimale, con gli animali, ci permette di sviluppare quelle abilità sociali, intellettive e comunicative indispensabili ad una corretta concordanza interspecifica e ad un più rapido reinserimento in società e nel mondo lavorativo.

 

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